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Protesi spalla

La prima protesi di spalla fu impiantata da Pean un dentista nel 1884 che la impiantò in un paziente con tubercolosi ossea e che era formata da un cilindro di platino ed una testa di gomma.

Nel 1913 abbiamo notizie di un altro tentativo da parte di Konig che usò un blocco di avorio.

Ma sicuramente dobbiamo aspettare il 1953 perché fu Charles Neer il capostipite della chirurgia protesica di spalla dell’era moderna.

La protesi di Neer era una protesi a scivolamento monoblocco che necessitava, quindi della cuffia dei rotatori integra o riparabile per la sua funzione.

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Dopo la protesi monoblocco di Neer vari autori hanno cercato di avvicinarsi alla protesi anatomica ideale aggiungendo allo stelo omerale un piano d’inclinazione variabile, sormontato da una testa omerale di geometria variabile posizionabile in tutti i piani dello spazio per aderire in modo perfetto alla metafisi omerale. Questa rappresenta la terza generazione delle protesi a scivolamento che oggi vengono usate. Quando è necessario e la qualità dell’osso glenoideo lo permette, è possibile impiantare anche la componente glenoidea.

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Lesione parziale articolare

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Componente glenoidea

Le indicazioni alla protesi di spalla sono rappresentate da :

  1. Lesioni traumatiche recenti (fratture scomposte a 3 o 4 frammenti con o senza lussazione della testa omerale).
  2. Esiti di lesioni traumatiche (viziose consolidazioni o pseudoartrosi).
  3. Artrosi centrata primitiva o secondaria con buona cuffia dei rotatori.
  4. Artrosi decentrata con lesione massiva ed irreparabile della cuffia dei rotatori.

Lesioni traumatiche recenti:

Nelle fratture recenti dell’estremita’ prossimale dell’omero a 3 o 4 frammenti con diastasi e/o complicate dalla lussazione della testa, la protesi di spalla può essere considerata una sintesi migliorativa della frattura.

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Rx frattura

Infatti la rimozione della testa omerale e l’individuazione delle due tuberosità (trochite e trochine), che rappresentano le inserzioni dei tendini della cuffia dei rotatori, permette l’impianto della protesi alla quale successivamente vengono reinserite le due tuberosità con annessi tendini.

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Per stabilire, oggi in modo quasi perfetto l’altezza d’impianto della protesi e la sua retroversione, oggi abbiamo uno strumentario dedicato (Jig) che ci aiuta con un planning pre-operatorio meticoloso.

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Jig

Le protesi così impiantate permettono spesso un buon recupero delle funzioni articolari con ripresa delle normali attività di vita quotidiana, specialmente in pazienti collaboranti e motivati.

Esiti lesioni traumatiche:

Le protesi in questo caso sono estremamente difficili da impiantare a distanza dal trauma, specie se è necessario correggere viziose consolidazioni.

I risultati sono destinati ad essere sicuramente meno brillanti ma possono risolvere il grosso problema del dolore.

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Viziosa consolidazione

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Protesi su viziosa consolidazione

Artrosi centrata:

L’artrosi centrata, con cuffia dei rotatori integra, è quella patologia che in caso di protesi consente i migliori risultati funzionali.

In questa patologia che può essere primaria o secondaria (instabilità, osteonecrosi, artrite reumatoide ecc) La protesi permette, nella grande parte dei casi, una spalla indolore e mobile, che autorizza la maggior parte di attività quotidiane, compresi alcuni sports (nuoto, sci ecc).

Artrosi centrata

Artrosi centrata

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Protesi su artrosi

Artrosi decentrata

Si definisce artrosi decentrata quando alla degenerazione artrosica delle componenti ossee si associa la lesione massiva ed irreparabile della cuffia dei rotatori per cui la testa omerale risale e si articola con la faccia inferiore dell’acromion.

In questo caso la sostituzione protesica deve essere solo la chirurgia di salvataggio nelle spalle pseudoparalitiche ed in cui l’obiettivo massimo è quello di diminuire il dolore ed aumentare la mobilità della spalla.

Per questa patologia deve essere usata una protesi specifica, che è la protesi inversa, ideata da Grammont nel 1987 che abbassando e medializzando il centro di rotazione potenzia il braccio di leva del deltoide.

E’ chiamata protesi inversa proprio perché la componente glenoidea è sferica e quella omerale concava, proprio in modo contrario all’anatomia normale.

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Protesi inversa

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Rx Artrosi decentrata

Alla fine di questo breve excursus sulle indicazioni e sui risultati prevedibili dalle protesi di spalla si può affermare che per avere risultati ottimali abbiamo necessità di una indicazione specifica sul tipo di protesi da impiantare, l’intervento chirurgico deve essere preceduto da un attento e meticoloso planning operatorio, la tecnica operatoria deve essere precisa e minuziosa, specialmente nei confronti dei tessuti molli, e la riabilitazione deve essere curata da personale allo scopo ben istruito.

Solo l’unione di queste componenti potrà portare a risultati sempre migliori nel tempo, specialmente se il paziente viene inviato ancora con una mobilità articolare non completamente abolita ed una cuffia dei rotatori integra o riparabile.

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